24 AGOSTO 2008, DOMENICA, ALMOST DEAD AND SUPERCUP IN SAN FRANCISCO


Stamattina ho seriamente rischiato la morte per assideramento.
Mi sono addormentato sul pavimento della stazione e, quando mi sono svegliato alle 4:30 dopo un paio d'ore di sonno tutt'altro che riposante, avevo il gelo nelle vene: una sensazione tremenda, provata prima d'ora solo a Pamplona. Nonostante indossassi entrambe le felpe. 
Dopo altro sonno scarso e altalenante seduto sulle panchine, alle 6 esco di nuovo in strada, con un tempo freddissimo e grigio, alla disperata ricerca di un caffè. God bless Starbucks sometimes, che ha aperto alle 6:30 e m'ha ridato la vita. E quasi m'addormento lì dentro, tra una pagina di Vonnegut e un sorso di calore. E poi vagabondo come uno zombie per California Avenue, che ora capisco perchè sulle foto venga così, io che pensavo fosse un'unica salita invece di più salite intervallate. Quindi al parco artistico di Yerba Buena, dove mi faccio un'altra ottima ora di sonno e, quando mi riporta nella realtà il tipo delle pulizie, io che stavo comodo comodo sulla mia panchina, magia! Sono tornati il sole e il caldo, e io che trasudo il gelo della notte armato della doppia felpa.
Finalmente sveglio faccio un giretto alla libreria del MOMA, begli input di fotografia, street art, disegni e arte contemporanea. Due chiacchiere con mia madre che mi mettono allegria, e poi da buon vagabondo scroccone faccio tappa al solito Apple Store, dove finisco per seguire alla Gazzetta la partita di Supercoppa tra Inter e Roma, che italiano che sono! Muntari, De Rossi, Balotelli, la maledizione di Vucinic al novantesimo, e maledetti pure il padre e figlio romani e romanisti che seguono la partita al mio fianco! Tristissimo e incapace di reggere i supplementari, me ne vado a rimediare un panino da Subway, per tornare giusto in tempo per i rigori: errore di Stankovic, io disperato, depresso, distrutto, ma Totti sbaglia anche lui, e ci pensano Giulione Cesar e il mastodontico capitan Zanetti a sistemare il tutto: 8-7 finale e quarta supercoppa per l'Inter! Io raggiante, scomparsi i dolori e il freddo e il sonno, tutto risolto! Pensa un po' se dovevo venire a San Francisco a seguire l'Inter...
Intanto sono le tre del pomeriggio ed è ora di andare da Roxanna, la ragazza che mi ospiterà in questo finale di permanenza a San Francisco. Con semplicità penso che il numero civico tre sia il numero del palazzo, non dell'appartamento, che invece è il 1605: risultato, sbaglio indirizzo "soltanto" di sedici blocchi, di cui metà in una salita tremenda. E naturalmente, quando arrivo stremato, di Roxanna neanche l'ombra. Ma ormai sono di buonumore e invincibile, sms, e dopo un po' mi risponde, s'era dimenticata la tipa, ma alle otto promette che ci incontriamo davanti casa sua. Per ammazzare il tempo allora, io e casa mobile ci facciamo un giretto a Polk Street, piccolo quartiere etnico, e poi raggiungiamo un parco in alto in collina, praticamente siamo in mezzo alle nuvole, e ora siamo qui sdraiati, sempre io e la casa mobile, a piedi scalzi, a goderci un relax totale e meritato.

Forza Inter, cazzo!
E oggi è pure un mese di viaggio

Ieri mi son fatto la barba in stazione senza specchio. Almeno sono presentabile, puzzo sempre di più ma ancora per poco, sempre che Roxanna non mi faccia la bella sorpresa di NON avere una doccia a casa, che tanto ormai sono pronto ad aspettarmi di tutto. San Francisco dieci e lode.
25 AGOSTO 2008, LUNEDI', PARADISE IN SAN FRANCISCO


Seduto a Ocean Beach, a dieci metri dall'Oceano Pacifico. L'Oceano Pacifico, l'oceano più grande del mondo, coast to coast completato!
Appena finito di buttar giù queste brevi righe andrò perlomeno a bagnare i piedi in acqua, ma di fare il bagno non se ne parla che l'aria è gelida e tira un vento da paura, va bene che la voglia è tanta, va bene i gesti, le tappe simboliche, ma. La spiaggia è quasi deserta, e grandissima. Due ore a piedi da casa di Roxanna in zona Nob Hill, ma di certo ne è valsa la pena!
Ieri arrivo da Roxanna e mi sono pure dovuto fingere suo amico di vecchia data, conosciuto durante un viaggio in Francia, che c'erano suo cugino e un amico da DC e non voleva sapessero di Couchsurfing e che ospitava un estraneo in casa! Comunque mi calo nella parte, buone chiacchiere, l'amico invidiosissimo del mio viaggio, e buona musica house.
Poi LA DOCCIA, questa divinità, che mi ha letteralmente riportato in vita e reso presentabile al mondo, quindi una bella cenetta thailandese con Roxanna, cibo buonissimo, simpatica lei ma morti di stanchezza entrambi. 
E poi il paradiso, DODICI ore di sonno, su un LETTO.
Stamattina mi sono spazzolato il cibo thai avanzato ieri sera, e con comodo, visto che ero solo in casa, mi sono preparato per arrivare sin qui, all'altro capo degli U.S.A.

Più tardi: si riparte, stavolta davvero, niente Fresno sul biglietto. Tra un'ora circa parte il Greyhound per North Hollywood, Los Angeles. Solo che l'arrivo non è previsto per le 10, come da programma, ma alle 5.30 del mattino! Speriamo solo che l'ambiente non sia troppo malfamato.
Oggi pomeriggio poi, ritorno attraverso Golden Gate Park, Haight Street, Divisadero, Turk Street, Japantown e ancora Polk Street. Una quindicina di chilometri in tutto, ma ormai chi li sente più!
Tappa anche da Amoeba Records, dove ho portato a termine la titanica impresa di non comprare nulla... anche perché sono rimasto con 16 verdoni, con cui voglio tirare avanti un altro paio di giorni, poi preleverò di sicuro, anche perchè a Los Angeles penso proprio che la metro sarà indispensabile.
Ripeto per l'ennesima volta: San Francisco è davvero una meraviglia! Ora tocca a Los Angeles.
Dieci di sera. Cianfrusaglie e gingilli della mente: le strette di mano clamorose e le grasse risate dei neri, qualche rabbino, predicatori urlanti vestiti da cartelloni pubblicitari, i matti che parlano da soli e che nessuno sta a sentire.

26 AGOSTO 2008, MARTEDI', NORTH HOLLYWOOD, L.A.


All'angolo tra Magnolia Boulevard e Tujunga Avenue, North Hollywood, L.A.
Primo impatto con la città non proprio positivo, ma pian piano mi adatto. Arrivo alle 5 del mattino, fortuna che mi sono svegliato in tempo, ero immerso in un sogno in cui ero in auto con un paio di compagni d'università e c'era di mezzo una borsa di studio per un master o qualcosa di simile, di cui dovevo parlare con una professoressa... chissà... e insomma, mi sveglio proprio quando siamo alla stazione di NoHo, che fortuna. E che palle tutte queste sigle.
Vagabondo per quattro ore con buona dose di fifa in corpo, che la zona non è il massimo, poi l'ennesimo Starbucks, un altro bar aperto e infine la stazione della metro, piena di messicani e nessuno che offre una sigaretta una, puttana la miseria.
Finalmente arriva Ron col suo Suv targato "Truppa", il suo cognome siculo-statunitense: losangelino doc, parlata in slang, il look prima di tutto e la smania di successo. Produttore video, attore, manager di una band, tante chiacchiere e una presentazione soffocante. All'inizio proprio non lo sopporto - e la sensazione permane ancora - però devo riconoscere che ha una buona mentalità, ovvero dare il massimo per sfondare e avere successo nella vita. E buoni discorsi sull'indirizzare la vita dove si vuole lavorando, lavorando e lavorando.
Con lui vivono Tony Caputo e Jimmy James, due musicisti di Providence che suonano in una band hard rock sgamato che si chiama Sweet Eve, e che sembrerebbe avere buon seguito. Un po' il sonno, un po' le diverse linee d'onda, le chiacchiere faticano a decollare, ma dopo un bel pisolino e un bel caffè le cose migliorano, specie con J.J.
Quindi esco per un primo giretto qui a NoHo, tra strade immense, luci di lampioni e di insegne che fioccano come neve, e le palme alte e nere nella controluce del tramonto. Cena con una bella pizza in un bar dove spicca il manifesto di un liquore prodotto a Sant'Elpidio: il mondo si fa ogni giorno più piccolo.
Domani inizia la vera esplorazione di questa mastodontica città, a partire da Downtown. Obiettivo: apprezzare Los Angeles.
27 AGOSTO 2008, MERCOLEDI', BOILING IN DOWNTOWN L.A.


Ora di pranzo, seduto in un bar all'aperto vicino Perkins Square, Downtown. Un caldo bestiale, non si respira, la città somiglia a un enorme giocattolo di sabbia e ferro.
Merita El Pueblo de Los Angeles, il quartiere messicano, merita la Walt Disney Concert Hall, identica al Guggenheim di Bilbao. Il resto è traffico, smog, calore e gli alti grattacieli dell'alta finanza. Di negozi e bar indipendenti nemmeno l'ombra. Resto dell'idea che Los Angeles non mi piace.
A casa di Ron sono tutti folli, sembra che recitino di continuo, però, perlomeno, ho spazio e tempo libero. Ho trovato appoggio anche a Denver e Austin. Sigarette di fronte all'ingresso del residence dove vive Ron, e ieri giro in macchina coi tre pazzi e una loro amica poi finita a letto con Mr. Truppa. Bar, ristorante messicano, nachos, salsa chili e una bella Corona. Una bella dormita su un comodissimo materasso gonfiabile e stamattina quaranta minuti di metro per arrivare qui a Downtown: è una città veramente senza fine.
Ieri pensavo a cos'è che sta rendendo questo viaggio così speciale. In fondo non esco molto per locali, di cose eccezionali non me ne stanno accadendo, o quasi. E sono giunto alla conclusione che forse sia proprio il viaggio in sé, la sua lunga durata, la distanza, il modo in cui viaggio, Couchsurfing e soldi contati. E l'essere soli, con i suoi pro e i suoi contro. Fare lo stesso viaggio in Giappone, Cina, India, Russia o Australia m'avrebbe dato le stesse sensazioni? Voglio trovare la risposta prima del ritorno a casa.
Intanto inizio a pregare che a Tijuana, Tucson e Austin ci siano un po' di nuvole, altrimenti con questo sole è la volta buona che ci lascio le penne. 
Ho fatto caso che più passa il tempo, più i miei reportage giornalieri si fanno lunghi sulle pagine di questo diario: un po' la stanchezza, fisica e mentale, di girare in continuazione, un po' la voglia di relax, ma sicuramente inizia anche a piacermi l'idea di tenere un diario. Non avrei mai pensato di durare più di due settimane! Una buona abitudine che vorrei mantenere anche al ritorno a casa.

Più tardi: sono ore che cammino, ho le gambe a pezzi! Qui in centro mi resta da vedere solo Chinatown, ma sono quasi le cinque del pomeriggio e non mi conviene andare a Hollywood. Me ne resto ancora un paio d'ore qui a zonzo e poi ritorno alla Truppa's House. Un po' mi sono ricreduto: tra Jewelry District, Fashion District e Japantown - anzi, Little Tokyo - la città ha una fauna variegata e selvatica come piace a me. Basta solo entrare nella giusta ottica e ciò che c'è da apprezzare lo si apprezza... mi piacerebbe farci un giro di notte, ma se voglio finire il viaggio vivo, forse è meglio di no.

Nove e trenta di sera: a casa di Ron, ho caricato nuova musica sul lettore mp3 e ho bevuto un ottimo iced coffee, che ci devo prendere l'abitudine, specie qui all'inferno. Ho deciso che quando torno mi iscrivo a un corso di tennis: riuscirò a farle tutte? Tempo morto ora, Ron e J.J. al computer a fare non so cosa, io sul divano a scrivere. Relax.
Un mese fa ero al concerto degli MGMT a Brooklyn: sembra passata una vita intera. Fioretto per il tempo prossimo a venire: ascoltare musica che non sia occidentale. Continuano a fioccare pensieri, desideri e progetti.
28 AGOSTO 2008, GIOVEDI', HOLLYWOOD, WEST HOLLYWOOD AND BEVERLY HILLS, L.A.


Il solito stronzo: mi sono appena accaparrato altri quattro dischi all'Amoeba Records di Hollywood, June of '44, Rodan, Lisa Germano e Brainiac. E' più forte di me!
Ho fatto un bel giro per Hollywood, Walk of Fame, Sunset Boulevard, il simbolo di Hollywood sullo sfondo, da film! Ora giù per West Hollywood, tra poco arrivo a Melrose e poi giù fino a Beverly Hills: un vero e proprio pellegrinaggio per le vie della TV spazzatura degli Anni Novanta. E in giro è anche pieno di manifesti pubblicitari della nuova serie di Beverly Hills 90210, giusto in tempo!
Comunque, a parte il fatto di essere a Hollywood, il pensiero di trovarsi davvero qui, c'è ben poco di interessante. Lo ripeto, questa città non tocca le mie corde. Turisti, wannabes e cerebrolesi americani pieni di soldi. E pure Tony e J.J., a casa, iniziano ad essere insopportabili, muti tutto il tempo come fossero star. Non siete i Metallica, cazzoni.
Bella mail di mia madre ricevuta stamattina, e una bella mail Sua ieri sera, che mi fa venir voglia di tornare a casa al volo! Mio padre intanto si informa per i corsi di tennis, che avrò tanto di quel tempo libero! Sport, suonare, scrivere di musica e altro, studiare tutto, svegliarsi presto la mattina e trovare un buon lavoro. Insomma, tanti buoni propositi per la testa.
I prossimi due giorni ho intenzione di trascorrerli tra mare, sole e feste la sera, una a casa di un amico di Ron - se non ho capito male - l'altra al concerto della superband di Providence. Un po' di paura per il confine messicano, e voci di possibili uragani. Urge informarsi.

Più tardi: due di notte, odio i tempi morti. Voglio andare a dormire per svegliarmi presto domattina e andare a Venice Beach il prima possibile, ma Ron è in camera con una nuova tipa strafiga, beato lui, e gli altri due muti davanti al pc.
Oggi pomeriggio tanti chilometri macinati, fino a Rodeo Drive e ritorno, rigorosamente a piedi. A casa finalmente buone chiacchiere con J.J. e due ore di sigarette e lezioni improvvisate di italiano: se prende il via con la conversazione in fondo è socievole, un po' diciannovenne tonto ma a posto, in bilico tra la nostalgia di casa, dall'altra parte degli States, e la voglia di perdere il suo maledetto accento da East Coast, di sembrare più grande e anche di andare in Italia, dove sono nati i suoi. Un paio di partite a Mortal Kombat e Sonic col Megadrive, altre sigarette, un pò di Breakfast of champions, e ora la voglia di andare a letto è tanta. Ricordarsi di controllare le previsioni del tempo... il cambio dollaro pesos... che altro... che sonno...

29 AGOSTO 2008, VENERDI', SURFIN' IN SANTA MONICA, L.A.


Finalmente mi sono immerso nelle acque del Pacifico!
Sono sulla spiaggia di Santa Monica, sole, sabbia pulitissima, una spiaggia enorme e non troppo affollata. Mare azzurro, e onde che mi aspettavo più grandi. La zona è proprio come me la immaginavo, palme dappertutto peggio che a Beverly Hills, casette sul lungomare, alberghi e tanta gente sia bella che brutta. Che fatica per arrivare fin qui, due autobus per un'ora e mezza di viaggio, in parte trascorse allegramente grazie alle chiacchiere in spagnolo scambiate con due messicani sulle differenze linguistiche tra Messico e Spagna, sulla città, sull'Inter e sull'Italia: buon passatempo e belle risate, un grazie ad Alexis e al suo socio! E poi un ottimo brunch con uova strapazzate, patatas bravas, french toast e caffelatte, che alla fine mi hanno fatto pure lo sconto, ché la carne non l'ho mangiata.
Ho finito di leggere uno spettacolare Breakfast of Champions. Da rileggere assolutamente in italiano, e cercare altro di Vonnegut.
Un altro paio d'ore a cuocermi a puntino qui a Santa Monica, poi puntatina a North Hollywood verso le otto e trenta, a vedere quei due scappati di casa di J.J. e Tony in concerto. Parola d'ordine, fingere di apprezzare!
Quando tornerò in Italia sarà già autunno.
30 AGOSTO 2008, SABATO, GETTING TO FAME IN HOLLYWOOD


Me la prendo comoda al campo sportivo di NoHo, oggi ho davvero voglia di relax. Guardo qualche partita di tennis, che voglia di imparare... sdraiato sull'erba, mangio la marmellata in piccole porzioni da take away, fumo qualche sigaretta, viaggio con la mente e scrivo.
Soliti buoni propositi per il ritorno, smettere di fumare, corsa, bici, nuoto, e tanto tennis. Già mi immagino i tornei, i soliti viaggi mentali ancora prima di iniziare... Stamattina sveglia alle 11 causa telefonata da casa: mio padre si compra la Harley, che figata, prendo subito la patente!
Domattina si parte, e nel primo pomeriggio avrò il mio terzo timbro sul passaporto, Mexico! Era ora, Los Angeles mi ha stancato proprio. Oggi volevo andare a Santa Monica, ma con quattro ore di viaggio tra andata e ritorno non mi conveniva. E non mi andava. Alle 19:30 incontro Ron a cena, in zona Hollywood.
E' ora di ripartire, quasi due settimane di California hanno attenuato la sensazione del viaggio, troppa staticità. Ma da qui in poi sarà un viaggio continuo, permanenza massima di due giorni in ogni città fino alla tappa finale, Miami, dove mi godrò tre giorni di mare e relax prima del ritorno a casa. Sicuro che tra una settimana rimpiangerò la quiete californiana!
Ieri un paio di belle onde a Santa Monica le ho beccate, che spettacolo: una forza d'urto impressionante, e io a ridere e a farmi prendere a schiaffi dal mare. Speriamo che anche a Miami sia così. La sera invece concerto dei Sweet Eve in un bar assurdo a Hollywood: i tre del gruppo, Tim che cantava negli All 4 One, vincitori di un Grammy nei '90, una couchsurfer di Austin, Christine, e Sarah, sorella del batterista, che naturalmente Ron s'è portato a letto stanotte: tre ragazze in quattro giorni. E stamattina m'ha pure chiesto: "che pensi di me, Alessandro?" - con la sua pronuncia improbabile - "Che sono una puttana? That I'm a whore? That I'm a slut?". Completamente pazzo questo Elvis in versione Duemila. Ieri a casa di Ron quasi andavo con una tipa niente male, ma da pivello ho buttato via l'occasione... e Ron mi ha pure rimproverato, stamattina. Giustamente!
Il concerto niente di che, buona tecnica ma davvero scontati, Mr. T sempre in mezzo con la telecamera, e mosse da rockstar glam di J.J., incluso un imbarazzante salto da un ampli di 30 centimetri alla fine di un pezzo. Siamo proprio a L.A. Dopo il concerto un salto da Roscoe's per provare il pollo con i waffles, una mezza torta dolce inzuppata di succo d'acero: buono, cibo e sangria completamente gratis! Ma dieci dollari per i Sweet Eve.
Dimenticavo, schiena e gambe completamente ustionate.

Ore 20: Hollywood e Highland, davanti al Kodak Theater, aspettando Ron e Timmy: un fiume di gente, ragazze tiratissime, pupazzi losangelini, turisti, pazzi e barboni, gente travestita da personaggi delle ultime uscite cinematografiche o dei cartoon, pagata probabilmente dai negozi della zona, e la gente che esclama "Oh, c'è Marilyn Monroe!", "Guarda tesoro, c'è Homer!", e giù a scattare foto. Il marciapiede è disseminato di stelle con i nomi di personaggi famosi o vecchi idoli dimenticati, il famigerato Walk of Fame. Una fauna variopinta che puzza tanto di finzione. D'altronde siamo a Hollywood. Prezzi esorbitanti, grandi auto, un'opulenza ostentata fino al rigetto, ogni luogo "culturale", musei, teatri o altro, è sponsorizzato fino al midollo. Tutto ciò che si può pensar male sugli USA, qui a Hollywood c'è. Los Angeles non fa per me, e io non faccio per Los Angeles. Proprio in questo momento stanno passando dei poliziotti. A cavallo. In prima battuta sembrano fuoriluogo, poi capisci che sono un'attrazione turistica anche loro. 
Ma dove sono capitato!? Messico, arrivo.
31 AGOSTO 2008, DOMENICA, WELCOME TO TIJUANA


Appena partiti da Downtown L.A.!!!
E dire che ho rischiato grosso, che alla stazione di NoHo avevano problemi col computer e coi biglietti, ma alla fine m'hanno imbucato clandestinamente sul primo bus per il centro...
Addio anche alla strizza per il rientro negli USA, ho appena chiamato casa e domani mi ricaricano postepay e cellulare!! Con 480 dollari per 22 giorni me la dovrei cavare, no?!
Un bel problema è invece l'uragano Gustav, che è diretto a New Orleans, e già un tipo di Couchsurfing m'ha detto che non mi può ospitare che stanno evacuando la città! Spero tanto che vada per il meglio, ma mi sa tanto che New Orleans salta, cazzo! Era una delle tappe principali... speriamo bene almeno per Austin, anche se lì non dovrebbero esserci problemi...
Stamattina al risveglio ottima sorpresa: Roma pari, Milan sconfitto in casa dal Bologna!! Da non credere... e stasera Fiorentina - Juve, forza viola!!
Ieri sera invece bella cena all'Islands Burgers, 3 ottimi tacos vegetariani e una bella Corona con lime: la cucina messicana mi piace sempre di più! Io Ron JJ Timmy e due CSers, uno neozelandese e uno di L.A... poi bel tour in macchina, le solite cazzare di Ron T (vorrei dire che il suo modo interrogativo di pronunciare il mio nome mi mancherà, ma non è vero!)... visti i luoghi in cui sono morti John Belushi e River Phoenix... lo Whiskey a Go Go dove suonavano i Doors... tutti gli edifici importanti della Hollywood cinematografica... Tent City, ovvero la zona con più senzatetto in tutta downtown, tristezza infinita... e infine il Mulholland Drive, con le mastodontiche panoramiche di Hollywood e ancor di più di tutta la Valley! E ancora le case della gente come George Clooney e Julia Roberts e altri mille che Ron le sapeva tutte a memoria, cazzo di malato maniaco... insomma, un bel tour conclusivo!
E finalmente si riparte, io bello pulito e sbarbato, il guardaroba fresco di lavatrice, un tetto sicuro e i soldi in arrivo!
Finisce agosto, e tutto va per il meglio.

Più tardi: sempre sull'autobus, mi rompo le palle, penso alle prossime uscite Bloody Sound che sono tante, forse troppe. E penso che voglio un figlio, complice la bambina di meno di un anno e il bambino sui tre con la loro mamma qui vicino a me.
Sono quasi a San Diego, ascolto Vel, Gerda, Sedia, Uochi Toki e altre cose belle.
Jackob testa di figa eletta main theme della O.S.T. del viaggio. Deciso.

Più tardi: primo impatto con Tijuana e Messico impressionante: da San Diego a qui, nell'arco di dieci km, il mondo si rivolta come un calzino. Degrado, rovine in ogni dove, case basse e colorate e usurate dal sole e dal tempo... mille insegne dipinte a mano, auto di vent'anni fa, il metallo che lascia il posto a legno decrepito e cemento che sa di sabbia... tassisti abusivi dappertutto, il caldo, le urla e le risate.
Per arrivare a Otay ho preso un taxi, che altrimenti ero perduto, visto che i mezzi pubblici nemmeno se. 70 pesos, nemmeno caro.
Victor a casa non c'è, e lo sapevo. Ma non sapevo che non c'erano nemmeno i suoi amici! Vabè che è presto... intanto mi faccio un giro qui intorno, anche se con questo caldo e con tutti i bagagli è un'impresa...
Ho cambiato 20 dollari in 200 pesos, ma col taxi, una coca e un pacchetto di patatine ne ho già consumati metà!
Qui mi piace, ma con tutte le borse è scomodissimo e ho paura ad andare troppo in giro...
Uè, sono in Messico!!! Ma cazzo, la dogana inesistente, non ci siamo nemmeno fermati!!! Quindi: niente timbro.
Uffa!
1 SETTEMBRE 2008, LUNEDI', TIJUANA Y SAN DIEGO


Mezzogiorno di fuoco in un bar di Tijuana, Corona y Marlboro.
C'è tanto sole, giro con la mia casa mobile, e nel tardo pomeriggio rientro negli USA.
Il centro città non è male, una miscela di Mexico e turismo da confine: molti i visitatori, i ristoratori e i baristi che cercano di trascinarli nei propri locali. Musicisti muniti di sombrero ad ogni angolo della strada, che ti "offrono" le proprie canzoni. Abbonda il folklore, ma il Vero Messico è a sud. Da visitare, al prossimo giro.
Sono uscito poco fa da un internet point in centro, belle mail ricevute da Jose e Mar, da Leo, da Andrea, da mio padre, preoccupatissimo per l'uragano che proprio oggi ha raggiunto New Orleans, speriamo non faccia troppi danni. Felice di sentire tanta gente, mi ha rinvigorito dopo la stanchezza di stamattina.
Altre cose da fissare nella memoria: i taxi-bus ultra economici, le mail dei couchsurfers che mi dicono di tenermi alla larga da New Orleans. Relax e felicità ora, mi sento leggero.
Ieri sono arrivato alle sette a casa di Victor, dopo 40 pesos di cibo spesi in un ristorante: non messicano, ma cinese! A casa ci sono Lionel e la ragazza, coinquilini di Victor che sta tornando da San Diego: mezz'ora di chiacchiere, gentilissimi, e poi arriva Victor, simpatico e ospitale anche lui, buon feeling sin da subito come già capitato a Portland, NYC o a Seattle. Scambi di musica, giro al supermarket dove tutto è economicissimo - e a sud lo è molto, molto di più - e prima di andare a dormire mi sparo Into the Wild: fantastico, e ora capisco perchè tutti, poco prima che partissi, mi chiedevano se l'avessi visto! Triste il finale, ma tanta nuova carica e linfa per il viaggio. Casa di Victor comodissima, tutta la sala, la cucina e il pc per me. E mi ha pure preparato la colazione, trovata in frigo con un bigliettino, pan carrè e burro d'arachidi! Doccia. Bagagli. Ripartenza, di nuovo sulla strada: è settembre, e sono in Messico.

Più tardi: ERO in Messico. Sorpresa, caro diario, sono a San Diego! Erano le due del pomeriggio e avevo visto tutto ciò che volevo vedere a Tijuana e, piuttosto che girare in tondo per strade tutte uguali fino alle sei del pomeriggio, mi sono detto, perché non fare una tappa anche a San Diego? Tanto era di strada, e l'autobus per Tucson parte alle undici, così che arriverò anche prima del previsto. Alla frontiera nessun problema, l'ho attraversata a piedi dopo duecento metri di fila, ma non mi hanno fatto nemmeno una domanda. Adesso sono in un'altra Little Italy dopo aver visitato il porto. La città non è male, pulita e vivibilissima, ma credo le manchi quel carattere, quella personalità che rende San Francisco San Francisco e New York New York. Ma aspettiamo, ho ancora diverse ore per girovagare, e magari mi ricredo.

Ancora più tardi: ma a San Francisco i bagagli pesavano così tanto? Non è caldissimo, è tutta pianura, ma sto soffrendo come un cane... Ma non importa, sono di ottimo umore, felicissimo per aver aggiunto una tappa al mio viaggio. E inoltre San Diego si sta rivelando davvero niente male, 4th e 5th street ce ne hanno eccome di personalità, strabordanti di ristoranti e bar di ogni tipo. La città è molto pulita, forse troppo rifinita per i miei gusti, ma dopo Downtown L.A., Hollywood e Tijuana ci stava proprio un po' di benessere.
P.S. Tra le mail ricevute dimenticavo Paolo, che tra tutti è quello che mi scrive più spesso, grande! Forse è l'unica persona che conosco che avrebbe fatto un viaggio come quello che sto facendo. Empatia. Un concetto che mi è venuto in mente oggi e che mi fa vedere più chiaramente, mi fa capire meglio perché in alcuni posti mi sono divertito alla grande e in altri meno, per il 90% è dipeso dalle persone e dal feeling che si è instaurato, indipendentemente dalla città o dal tempo di permanenza... Will, Dana, Emilie, Nora, Keyra, Celessa, Ian, Nick, Jordan, Roxanna e Victor le persone con cui mi sono trovato meglio.
Nuovi voti: NoHo 7, Hollywood, West Hollywood e Beverly Hills 7, Downtown 7, Santa Monica 9. Tijuana 8, appena raggiunto. San Diego 9, la quiete dopo la tempesta!
Qui intanto si formulano ipotesi sulle sostitute per New Orleans: Oklahoma City e Dallas o Forth Worth e Dallas? La prima mi farebbe vedere uno stato in più, ma mi toccherebbe dormire tre notti di fila in autobus, arrivando poi a Dallas alle 5 del mattino, il che non è proprio il massimo. La seconda ha uno stato in meno, dovrei chiedere appoggio per una notte in più a Austin e dovrei trovare pure un posto per una notte a Fort Worth o Dallas. Anche se è più comoda e la Bibbia Lonely Planet dice che Fort Worth merita. Vedremo... Magari alla fine riuscirò ad andare a New Orleans senza problemi. Ci sentiamo domani in Arizona, caro diario!

2 SETTEMBRE 2008, MARTEDI', HELL OF TUCSON


Arizona, un caldo bestiale. Non tira un filo di vento e ci sono 42 gradi all'ombra.
Ma che spettacolo: per arrivare qui siamo passati per strade in mezzo al nulla, montagne striate di rosso e tanta storia sullo sfondo. E qui case dalla forma strana, la storia dei nativi di queste terre che satura l'aria. Case che sembrano fatte di sabbia, cactus, costruzioni industriali in rovina, ruggine, binari ferroviari morti.
Adesso mi trovo in un bar a 6th street, colori psichedelici e disegni in stile sixties sulle pareti e sulle colonne degli edifici bassi. Un sole che evapora le pietre.
E' quasi mezzogiorno, e sinceramente ho paura a mettermi in cammino per l'università! Oggi una visita della città, ma domani, in un modo o nell'altro, voglio visitare il Sabino Canyon e il Mount Lemmon. Voglio immergermi completamente nel deserto.
L'Arizona è dentro e fuori di me.
L'ora non è cambiata. La barista ha capito, non so come, che sono italiano, e cosa fa? Mette sullo stereo Paolo Conte, la dea!
Mancia assicurata, baby.
3 SETTEMBRE 2008, TOUCHING THE HEART OF THE EARTH, SABINO CANYON, TUCSON


Di ritorno dalle Seven Falls, uno dei giorni più spettacolari di questo viaggio.
Quattro ore di cammino, fino ad ora sei miglia in mezzo alla natura, io, lei e nessun altro: rocce aride e cactus colossali, verde e marrone e il blu del cielo e il giallo fuoco del sole. Lucertole giganti, serpi, ragni, libellule e esseri non meglio identificati, che all'inizio tanti brividi ma ora non ci penso più. Ho guadato non so quante volte il fiume per seguire il percorso, mi sono arrampicato tra le rocce, il tutto sotto un sole allucinante, torso nudo e maglietta, inzuppata nel fiume a intervalli regolari, in testa. Tre litri d'acqua consumati, un calore che ti fa sudare l'anima. Ma ne valeva la pena, le Sette Cascate sono un paradiso, e io a rilassarmi e a godermi l'impresa su una roccia in mezzo al fiume, poltroncna d'onore proprio di fronte alle cascate che grondano qui di fronte a me.
Cinque persone incontrate, ma solo al ritorno: alle Seven Falls eravamo solo io e questa meraviglia di natura.
Ho detto a mia madre dell'escursione in programma, stamattina al telefono, ed era preoccupatissima: più tardi le manderò un messaggio per tranquillizzarla. Tra poco mi rimetterò in cammino per uscire dal parco, manca un'altra ora di strada. Me ne vado a mangiare qualcosa e poi mi butto in piscina al residence di GM, il couchsurfer che mi sta ospitando. E stasera viaggio in auto fino a Mt. Lemmon: Arizona vissuto in pieno!
Ieri ho passato il pomeriggio nei dintorni della University of Arizona, un campus fantastico ma un caldo torrido e insopportabile. Con tutti i bagagli ho sofferto non poco, e per la troppa caffeina mi sono venute pure le solite palpitazioni, un bel quarto d'ora di panico.
Poi alle cinque e mezza ho incontrato GM Hakim, un tipo in gamba e simpatico, che ha anche girato tutta l'Italia. Originario di New York, fa l'insegnante alle scuole medie e ha pure un anno meno di me. Madre italiana, padre libanese. Siamo andati a mangiare in un ottimo locale messicano, dove ho preso qualcosa di simile ai burritos di cui non ricordo il nome. Buone chiacchiere, quindi tappa in una palestra dove GM frequenta un corso di percussioni brasiliane, fighissimo, un sacco di gente, e ho conosciuto pure una ragazza che ha vissuto anche a Milano e Modena. Quindi a casa di GM, che vive in un residence fuori Tucson e a lato del canyon, davvero un bell'appartamento. Doccia, internet, book crossing - non ricordo il titolo, speriamo meriti ma ho qualche dubbio - e infine a nanna che il sole accumulato pesa. Stamattina sveglia alle 5:30, devastante, ma almeno ho beccato un po' di ossigeno fresco. Colazione, chiamata a casa, e all'avventura! Tucson 8, Sabino Canyon 10, 9 di media ci sta eccome. Via, è ora di rimettersi in cammino.

Più tardi: al ritorno dal canyon un buon pranzo di Lo Mein vegetables noodles e ottime chiacchiere con il malesiano del take away sull'Italia, sui viaggi e sui suoi vicini di negozio!
Poi al club del residence/villaggio di GM, deserto, un po' di biliardo tra me e me e quindi una bella oretta in piscina, un toccasana con questo sole... che invidia! Poi, quando è tornato GM e sono andato a cambiarmi, ho notato la mia imbarazzante abbronzatura da muratore..
Quindi giro in macchina a Mt. Lemmon, bellissime panoramiche del canyon e di Tucson durante il tragitto. Altra ottima cena messicana con burrito vegetariano, nachos e salsa chili. Per la cronaca, il cibo di ieri si chiamava Chimichanga, davvero buono.
Usciamo alle 19:15 ed è già notte, e finalmente capisco perché: l'ora qui dovrebbe essere diversa dalla California, ma d'estate in Arizona c'è una sorta di ora legale che sposta le lancette di un'ora indietro, per far fronte al caldo! Solo che, essendo molto più a est, la notte arriva prestissimo.
Infine a casa, cercando nuovi appoggi su internet per le prossime tappe. Tra poco to bed che domani, destinazione Las Vegas, mi aspetta una nuova levataccia!

4 SETTEMBRE 2008, ARIZONA, SIN CITY

On the road again, Arizona.

Abbiamo passato Flagstaff un'ora fa e l'arrivo a Sin City è previsto per le 21. Finora poco da raccontare: autobus Greyhound, stazioni Greyhound, un Twix, un caffè, un pacchetto di chips Doritos a pranzo. Sveglia alle 5:30, i saluti con GM, l'autobus pienissimo, un pisolino. Poco altro.
Bel panorama fuori, ma mi rode non poco non vedere il Grand Canyon e la Monument Valley. Informarsi meglio e prima, la prossima volta. Speriamo che Las Vegas non mi dia le stesse vibrazioni di Los Angeles, anche se è proprio quello che mi aspetto. Ma per un giorno e mezzo si può anche fare, e poi che US Tour sarebbe senza una sosta a Las Vegas?
Appena possibile voglio sbrigare definitivamente la faccenda degli appoggi CouchSurfing: Fort Worth, Nashville, Atlanta e Miami i posti in cui sono ancora alla ricerca di un tetto.
Pensieri sparsi: il cibo messicano è ottimo, forse a Las Vegas c'è un'ospite lituana e a Denver due ragazze di Milwaukee. Mancano due settimane, né triste né felice che questa esperienza stia volgendo al termine, semplicemente due mesi di viaggio si sentono eccome.
In Arizona ce n'è di gente strana: cowboys, rednecks, la discendenza della schiavitù nera, tanta ignoranza, ragazze da favola tutte identiche e tante obese. Un dialetto strettissimo e republican a go go. Paura.
Tecnicamente oggi si conclude la sesta settimana di viaggio. SESTA SETTIMANA!

Più tardi: meno di due ore all'arrivo, vicino a me un ragazzo tedesco, Lukas, che sta facendo il mio stesso viaggio, ma di tre mesi e con un percorso inverso. E ha solo venti anni! Abbiamo appena scambiato i contatti, anche lui è un CSer, anche se qui sta andando prevalentemente per ostelli. Il paesaggio fuori dal finestrino, col sole che sta tramontando, ve lo lascio solo immaginare. Qui sì che siamo vicini al Grand Canyon, altro che Tucson. La prossima vita, se vengo in Arizona, l'appoggio Couchsurfing lo cerco a Flagstaff.
Definitely!

5 SETTEMBRE 2008, VIVA LAS VEGAS


Mezzogiorno, seduto fuori al mega centro commerciale Fashion Show Mall bevendo una sprite. Mangiare non se ne parla, visti i prezzi, mi farò bastare la colazione di coffee e donut fino a cena. Perlomeno ci proverò.
Caldo come a Tucson, The Strip di fronte a me e casinò dappertutto, ma poco altro da vedere. Di giorno non fa tutto questo effetto, ma di notte il milione di luci colpisce il segno!

La voglia di giocare al casinò è tanta, ma visto il budget e la situazione proprio non me lo posso permettere.
Ieri, all'arrivo in stazione, saluti con Lukas che dovrei incontrare più tardi, poi incontro con Tim, quarantenne dal volto duro, sorrisi pochi ma col tempo abbastanza socievole. Una birra con lui e un suo amico, giro a Fremont Street sotto la spettacolare galleria di luci, poi a casa, chiacchiere e foto sulla Death Valley. Una bella dormita, doccia, sistemata tutta la faccenda Couchsurfing, scritte le ultime cartoline, camminata lunghissima dalla periferia del residence di Tim fino a qui. Pronti per il Las Vegas Boulevard, alias The Strip!

Per Denver tutto risolto, mi verrà a prendere in stazione
Mark, il fratello di Dave che avevo contattato. E alla fine ho deciso per la coppia Fort Worth - Dallas. New Orleans la visiterò al prossimo US tour, in auto, assieme al Grand Canyon, alla Death Valley, alla Monument Valley e pure all'Arches National Park, che tanto mi sa che non faccio in tempo, questa volta.
Voglio una foto al casinò col sigaro in bocca e il cappello da cowboy.


6 SETTEMBRE 2008, SABATO, NEVADA, UTAH-COLORADO BY BUS. THEN DENVER


Giornata allucinante ieri. Di quelle che le racconti e nessuno ti crede.
Pomeriggio passato con Lukas in giro per lo Strip, casinò vissuti più che altro dall'esterno, e Fashion Show Mall per trovare un po' di fresco, a mangiare il minimo necessario a sopravvivere e a scroccare internet all'Apple Store.
Incredibile, ho trovato appoggio a New Orleans, da una tipa che è stata anche ad Ancona. Felicissimo! Peccato che nel frattempo abbia ricevuto ben tre risposte positive da Fort Worth, che a questo punto dovrò declinare: mi spiace perché a Fort Worth, parole loro, non va mai nessuno, ed erano contentissimi di ospitarmi. Bella e brava gente.
Alle cinque saluto Lukas, rimaniamo d'accordo di incontrarci la sera ma poi è stato impossibile beccarsi, stasera gli scriverò una mail. Poi una lunga camminata verso casa di Tim, sotto un sole impressionante, ben 42° alle sei del pomeriggio, e incontro con Kristina, Vaida e un'altra ragazza, tutte lituane, ospiti couchsurfing di Tim, reduci da due mesi di lavoro in Alaska e ora in viaggio tra San Francisco, Las Vegas, Grand Canyon e New York.
Mezz'ora di relax in piscina e sauna open air, che figata. Doccia, poi a cena fuori dove gusto un'ottima caesar salad, non sono nemmeno riuscito a finirla per quanto era abbondante. Le ragazze a scattare foto di continuo, peggio di giapponesi impazzite. Strip di notte, questa volta dentro ai casinò: Luxor, Excalibur, New York New York, lusso, costruzioni e attrazioni a non finire quasi fosse una competizione di spettacolarità tra i vari locali. Un'umanità fatta di ubriaconi, ragazze all'addio al celibato, disperati, ricconi, signore di mezz'età usurate dal tempo e drogate di gioco, montagne di soldi ad arricchire tasche e illusioni ogni giorno, minuto dopo minuto, luci e slot machine, tappeti, Tim che si muove come fosse a casa, non molto loquace, noi a smitragliare foto.
Poi si parte.
Prima si portano le ragazze a casa e poi me alla stazione degli autobus.
Senonché.
Senonché Tim, al volante, non vede l'isola di cemento nel mezzo della strada e la becca in pieno, spaccando due ruote, anteriore e posteriore, l'asse anteriore e forse il posteriore, e non so quale forza sovraumana ci ha salvato dal ribaltarci a cento all'ora. Siamo vivi per miracolo.
Le bestemmie di Tim, che però si placa subito e riprende il controllo della situazione chiamando il carro attrezzi. Io e le lituane col cuore in gola e la tremarella. Il tutto tra Spring Mountain Road e Tropicana Avenue, ovvero dalla parte opposta della città rispetto alla Greyhound station.
Insomma, salutiamo Tim, calma impassibile la sua. Un pezzo di strada assieme alle ragazze, scambio di e-mail, baci, saluti. Simpaticissime, tra lo spavento e l'eccitazione per quanto accaduto. Dopodiché mi metto in viaggio, a piedi. Ho quattro ore di tempo e una decina di chilometri da percorrere, l'intenzione è perlomeno di arrivare allo Strip e poi da lì prendere l'autobus in direzione nord.
Senonché.
Senonché raggiungere a piedi lo Strip, causa groviglio di autostrade nel mezzo, è praticamente impossibile, e mi perdo tra buie vie secondarie e quartieri industriali, tra bestemmie a non finire. Dopo alcuni chilometri senza via di uscita mi decido a fermare un taxi, ma non ce n'è nemmeno uno. La fortuna vuole che una signora sui sessanta mi dìa un passaggio: lei con qualche rotella fuori posto, gli interni dell'auto tappezzati di moquette rosso bordeaux e strani pacchi a riempire i sedili posteriori. Io con la paura di essere capitato nell'auto sbagliata.
Dopo un po' però la preoccupazione svanisce e lei si rivela essere abbastanza normale: fioccano le chiacchiere sulla sua vita passata in Belgio e in Spagna, sul Sessantotto e sulla vecchia Las Vegas, con annesso free tour in auto del vecchio Strip. Sarah, god bless you.
Finalmente arrivo alla stazione alle 1:45 di notte, in tempo per il bus per Denver delle 2:30. Niente biglietto, basta il Discovery pass, mi dicono gli operatori della stazione, troppo impegnati a buttar fuori a calci in culo ubriaconi e tossici. Una fauna pazzesca, folli a non finire.
Appena si parte, l'autobus è pieno ma non fa niente, mi addormento in un lampo. Una giornata tanto intensa ancora non mi era capitata!

Oggi, 11am: in autobus nel mezzo dello Utah e delle Rocky Mountains striate di Colorado da milioni di anni, che spettacolo. Io ancora stanchissimo, riposiamoci e rimettiamoci in sesto.

Più tardi: finalmente a Denver dopo un viaggio interminabile.
Il centro è carino, anche se il bello probabilmente è tutto qui. Sembra Natale, con un viale pedonale, 16th Street e gli alberi pieni di luci. Anche la temperatura finalmente è calata, dopo quattro giorni nei forni dell'Arizona e del Nevada.
Tra poco chiamo Mark e mi faccio venire a prendere. Intanto mi sono beccato una bella fregatura al Cafè Colore, ristorante italiano che la Bibbia Lonely Planet lodava per i prezzi bassi e le dosi abbondanti: una mini fake margherita con birra per 15 dollari, maledizione. Obiettivo: tornare per una settimana al fidato Subway, così da rimettere i conti a posto.
Denver, un fuori programma e un fuori rotta che perlomeno mi ha permesso di vedere un po' di Rocky Mountains... peccato solo per le trenta ore e passa di autobus tra andata e ritorno verso il sud. Sono proprio a pezzi, ora ho voglia di staccare e basta.

7 SETTEMBRE 2008, DOMENICA, JURASSIC DENVER


Proprio contento qui a Denver, mi sto davvero divertendo!
Ieri sera Mark è venuto a prendermi alla stazione e siamo andati prima in un locale dove c'era una sfilata di moda indie e un bel concerto garage con una band di Austin, i Dirty Hearts, bravini. Bender's, il locale. Incontro con due amici di Mark e tre ragazze che sfilavano, due delle tre davvero niente male. Poi un altro bel locale, il Rock Bar, e infine un posto enorme di cui non ricordo il nome, il tutto condito con birre a non finire offerte da Mark e dagli altri. Belle chiacchiere e tanta empatia, specie con Mark, una delle persone con cui mi son trovato meglio in tutto il viaggio. Poi a casa, enorme materasso gonfiabile sul quale crollo come un sasso: ero proprio alla frutta!

Oggi: dopo una bella dormita doccia, internet, l'incontro con Princess, la gatta di Mark e Dave, e poi partenza: viaggio in auto sulle montagne rocciose! Panorama spettacolare, verde e marrone e azzurro e basta, laghi e sole, e un buon pranzo in uno chalet che sembrava quasi di essere in Trentino. Poi incontro con Dave, il fratello di Mark, di ritorno da una tre giorni di campeggio. 39 anni lui, 33 Mark, entrambi ottime persone. Altre escursioni e arrivo in macchina su un monte alto 3945 metri: il punto più alto raggiunto in vita mia!
Ritorno a casa e relax totale, un po' di ennesimi dibattiti elettorali in TV, un'ottima cena con risotto, pollo, maccheroncini al formaggio e gelato, con chiacchiere a non finire.
Alla fine Denver l'ho vissuta soltanto una sera, ma in compenso ho trascorso una giornata eccezionale. Spero davvero di incontrarli di nuovo, i fratelli Bick, le migliori persone che potessi mai sperare di trovare.
Adesso mi aspettano 22 ore di autobus, fortuna che non è pieno neanche per metà e mi faccio un bel pisolino. Belle chiacchiere con mio padre, posto a New Orleans assicurato, domani Ohms mi aspetta in stazione a Austin. Restano scoperte solo Nashville, Atlanta e Miami. Ottima, ottima, ottima giornata. E mi son visto anche le montagne da vicino.
Promemoria per casa: cercare Zeitgeist e Loose Change, film suggeriti da Mark, e cercare i nomi dei posti visitati. Tranne uno, già scoperto, pranzo e lago erano a Dillon!

8 SETTEMBRE 2008, LUNEDI', "PARIS, TEXAS". NO, AUSTIN


Appena svegliato dopo una notte di sonno a intermittenza. 
Sosta di un'ora ad Amarillo, vicino al confine col New Mexico. Tra mezz'ora si riparte, io pian piano mi sveglio, ma mancano ancora dodici ore all'arrivo ad Austin. Intanto cambia l'ora, meno sette rispetto all'Italia, ricominciamo ad avvicinarci.
Sono rimaste poche città da visitare: Austin, New Orleans, Memphis, Nashville, Atlanta, Miami e Orlando, che però conta per metà dato che sarò solo di passaggio. E Dublino, che dopo il nuovo mondo americano vivrò un po' come essere già a casa. Dopo questo viaggio l'Europa mi sembrerà più piccola, per non parlare della nostra Italietta.
Sull'autobus i matti non mancano mai, ce n'è una proprio davanti a me che non sta zitta un attimo. Mi mancheranno al ritorno a casa...

15.30: appena partiti da Wichita Falls, il posto con le macchinette automatiche delle schifezze alimentari più cheap d'America. E col footlong di Subway praticamente mi sono sistemato la giornata, good. Altre sette ore di viaggio, tappe a Fort Worth e Dallas, che almeno vedrò di passaggio. Inizio a soffrire i lunghi viaggi in autobus, fortuna che questo sia l'ultimo veramente lungo. Se non contiamo le dodici ore da Austin a New Orleans e le quindici da Atlanta a Miami, ma quelli saranno completamente in notturna, ed è un'altra cosa. Ancora sedici giorni di viaggio, devo farmi bastare i soldi rimasti.
Il tempo è grigio, nemmeno uno spiraglio d'azzurro, e anche il paesaggio piatteggia. Maledetto Texas.
Mi fa impressione leggere il diario di un mese fa: è davvero passato così tanto tempo?! Chissà come sarebbe essere in viaggio per un anno intero?

9 SETTEMBRE 2008, MARTEDI', AUSTIN E TURKISH BATHS


6th Street, Austin, Texas. Caldo pazzesco e umidità alle stelle. Puzzo e sono zuppo di sudore, la doccia stasera è fondamentale.
La capitale texana non è niente male: un centro compresso, belle vie, tanti locali che cercherò di visitare stasera: un live qui a Austin è d'obbligo, ma il problema è che di martedì non so quante cose ci saranno in giro.
Ieri arrivo in stazione e incontro con Ohms, gay ma non si nota, ateo, ultra-anarchico e assolutamente anti-USA: vuole addirittura prendere la cittadinanza di un altro paese! Parla a ruota ed è gentilissimo, mi ha offerto chiavi di casa, cucina e il primo caffè fatto con la moka, quanto mi mancava!
Poi, appena arrivato in città, pazzesco tour clandestino in auto con lui e la sua amica Quincy a cercare cibo tra i rifiuti dei ristoranti e dei supermercati: e hanno riempito la cucina di roba, incredibile! Cereali, pane, frutta, verdura... Paolo, al confronto sei un pivello! Dicono che lo fanno per combattere la struttura del sistema consumistico e per uscire dalla catena di sprechi che caratterizza questa nazione. Fà un po' schifo come cosa, ma come concetto non fa una grinza.
Stamattina colazione a casa, caffè, latte di mandorle e un chilo di mandorle! Casa di Ohms è un casino, e stasera arriva pure un altro couchsurfer di Seattle, voglio proprio vedere come ci sistemeremo...
Intanto ho trovato appoggio a Nashville, anzi, doppio appoggio, ho l'imbarazzo della scelta. Speriamo ci sia l'autobus per New Orleans, vorrei evitare imprevisti dell'ultima ora. Restano da piazzare solo Atlanta e Miami.
Sono seduto all'ombra e non smetto di sudare, cazzo.

Più tardi: ancora troppo, troppo caldo.
Austin è davvero bella: pranzo a un grill tex-mex style, patate fritte e caffè (...), poi iced coffee poco fa dal solito Starbucks. Ho fame ma tiro la cinghia. Visitato Waterloo Records - davvero ben fornito ma al momento non mi posso permettere altri dischi - e Whole Foods Market, un mega shop di cibi organici che mi ha messo una voglia matta di saperne di più su cucine etniche, spesa sostenibile e via dicendo. Poi giri vari per le vie del centro e Town Lake, bel parco sulla riva del fiume, una vera oasi nel deserto. Tra poco mi avvio verso casa di Ohms, forse si esce stasera qui in centro, altrimenti ho anche domani a disposizione. E sempre domani ci spariamo anche SoCo, ovvero la parte sud della città che non dovrebbe essere male, a detta della Bibbia.
Paura nera per l'autobus per New Orleans, stasera vado alla stazione ad informarmi.
Sto bene ma inizia a mancarmi casa. Bella mail di Fabio da Torino, sono stati ospiti, lui e Alessandra, da Refo: serate e concerti organizzati al Nord, coproduzione per i Jesus Franco e io all'oscuro di tutto. Soci infami!
Sono in Texas, e sono nel punto più a sud mai raggiunto in vita mia. Per ora. 
Forse torno a casa a piedi. Casa di Ohms, se vi viene il dubbio.

10 SETTEMBRE 2008, MERCOLEDI', AUSTIN, SQUALI E AYERS ROCKS


Sono nel quartiere universitario di Austin, appena mangiato un buon burrito per pranzo e cerco di sfuggire dalle grinfie di Ray, il gargantuesco couchsurfer di Seattle che ho seminato con la scusa di dover passare alla stazione Greyhound. Con me la casa mobile e una sudorazione incipiente, visto il clima.
Ieri sera ritorno a casa e incontro Ohms e il suo coinquilino Ryan, anche lui gay, mezzo tedesco, che ha studiato un anno in Germania e ha conosciuto una marea di italiani. E infatti parla bene anche l'italiano. Riservato, timido ma in gamba, mi offre tante cose da mangiare tra cui degli pseudo spaghetti aglio olio e peperoncino, mandorle, caffè e bagel col Philadelphia alle olive. Insomma, il Paradiso.
Risate da pazzi a vedere i due litigare per la sporcizia della casa, sembrano lo stereotipo della coppia gay, solo che non sono una coppia. E poi arriva questo CSer da Seattle, 150 chili, mezzo turco mezzo americano, cappello da drag queen, due parole cinque ansimi d'asma, pure nudista. Noi tre terrorizzati e Ohms a scusarsi con noi per averlo ospitato, addirittura! Scene da film.
Alla fine della serata lui, maledetto, fugge a casa di un amico, Ryan se ne va a dormire e io, nonostante la parete in mezzo tra la mia stanza e quella di Ray, veglia di due ore e mezzo cercando di ignorare i rantoli brutali e le chiacchiere nel sonno del dinosauro in salotto, sdraiato a pancia in su e in mutande, che sembra l'Ayers Rock.
E insomma stamattina due occhiaie così, scambi di musica con Ohms, decido di partire coi bagagli che sennò i giri da fare sarebbero troppi, ed esco con Big Ray dopo aver salutato gli altri due matti. Non è male Ray, buone chiacchiere, ma dopo un po' non lo reggo. Si suppone che ci incontriamo più tardi a 6th Street, ma mi sa che dò buca. Il caldo e i bagagli sono sufficienti, per oggi.
Nonostante tutto buona serata ieri da Ohms, si è parlato di tutto e c'era un'atmosfera positiva. Anche Atlanta è fatta, rimane solo Miami. Stamattina bei messaggi da Rita e dal piccolo Nick Carbonari, da Cinzia e dai Jesus Franco, non so se Refo o Nico.
Tra due settimane esatte, ma esatte esatte, sono a casa.

Più tardi: alla stazione Greyhound un po' in anticipo, si parte alle 20 e ho anche due ore per girare un minimo San Antonio. Anche Houston è sulla rotta, così che in Texas sono passato per tutte le principali città. La cattiva notizia è che a New Orleans non si arriva alle 8 ma alle 11, quindi devo riscrivere a Laura e passare tutta la mattina coi bagagli, dopo una nottata insonne dato che dovrò cambiare ben tre autobus. Ma basta lamentele... Intanto devo pensare se dire o no a casa che vado a New Orleans, che con gli uragani nei paraggi ai miei verrà un'ansia che non vi dico... Però grosse emergenze al momento non ce ne sono. Dai che glielo dico... magari più in là!
Appena ho internet scrivo a Ray per chiedergli scusa, mi inventerò una scusa: cellulare scarico?
Cose sparse: sudoku, tetris, crescita esponenziale di matti, il caldo, le elezioni che non se ne può più, Sarah Palin che è davvero scema, weird weird weird, questa agenda, i calzetti sporchi, la barba, gli autobus e le stazioni, il cibo, i negozi di dischi, la pasta che pasta non è, la gente, le persone. Il viaggio mi fa apprezzare casa, e dà importanza alle cose di ogni giorno e alla stabilità. E allo stesso tempo allarga confini, orizzonti e cambia le prospettive. L'Italia ormai è minuscola. Meglio, in dodici mesi me la giro tutta.
Ho voglia di innamorarmi e dare una svolta. Lei, ma non so non funziona e poi no, magari ma non si può e non si può però magari.
Via. Lista delle cose da fare. C U later!

11 SETTEMRE 2008, GIOVEDI', COFFEE ADDICTED IN NEW ORLEANS, LOUISIANA


Finalmente a New Orleans!
Dopo il malumore mattutino dovuto a una nottata insonne in autobus, freddo e arrivo in ritardo di quattro ore - tanto che ora mi devo scarrozzare tutti i bagagli per l'intera giornata e puzzo e c'è un vento da paura - insomma, dopo tutto questo, mi è tornato il sorriso. Risolto il problema della chiamata a casa, novanta secondi al volo con mia madre, ma non le ho detto dove sono... ci penserò dopodomani o più in là. E ho trovato anche appoggio a Miami, finish!
Ancora ho visto poco di New Orleans. Sono al River Market di fronte al Mississippi, che scorre sporco e pieno davanti a me. Finito il caffè ci si dirige verso nord.
Ieri a San Antonio giusto un giro di un'oretta, merita davvero il lungofiume che mi ha ricordato Treviso, ma la gente è poco raccomandabile. Da ricordare sicuramente il momento in cui, in autobus, mi sono svegliato all'improvviso e mi sono ritrovato in una highway circondato dai grattacieli di Houston, che immersi nella notte e nel torpore della mia mente sembravano mastodontici.
Pronto a mettermi in marcia, controvento.

12 SETTEMBRE 2008, VENERDI', NEW ORLEANS IS LIKE PARADISE PT. I


Risveglio a casa di Laura e Daniel, relax totale.
Internet, colazione, lavatrice, e tra un pò esco con Laura per visitare Tremè e altri bei posti. Ieri prima mi perdo con la streetcar e arrivo alla zona opposta della città, poi torno indietro ma la streetcar si rompe. Inizia a piovere, poi non passa più, cammino e bestemmio, poi smette di piovere, io smetto di bestemmiare ma continuo a camminare. Poi passa, la prendo, scendo, cammino e finalmente arrivo da Laura: lei fuori casa, e ha dimenticato le chiavi. Ventenne bellissima, una delle ragazze più affascinanti viste in vita mia, selvatica come una gatta randagia, da favola. Ma vive con il suo ragazzo.
Andiamo da Sarah, una sua amica dall'aria folle e la casa piena di biciclette, ma davvero tante, me ne presta addirittura una per la sera. Poi torniamo a casa di Laura sperando che Daniel, il ragazzo, sia tornato con tanto di chiavi, ma nulla da fare. Quindi costruiamo una torre di sedie, tavolini e mattoni, Laura si arrampica sul terrazzo della sua fantastica vecchia casa di legno che trasuda Sud U.S.A. a non finire, e finalmente riesce ad entrare. Doccia al volo che era ora scossa, birra, caffè, fumatina. Da Dio.
Laura e Daniel sono tornati da poco da un tour in Europa in bicicletta: per arrivare in Italia dall'Albania, sono passati anche per Ancona, davvero incredibile...
Poi si esce in bici con un vento incredibile, sfrecciamo tangenti a un mini uragano in corso. Per strada incontriamo Daniel, un ventunenne davvero in gamba: una coppia fantastica, giovani Royal Trux degli Anni Zero! Andiamo al French Quarter, svaccati sul marciapiede fuori da un bar, primo di una lunga serie, a bere birre prese al supermercato e a fumare senza nessuna preoccupazione. Arriva Harry, amico di Daniel: altri bar, altre birre, altri marciapiedi, altro fumo. New Orleans è una città assolutamente fuori dal comune, una terra senza regole nel cuore degli States, un paradiso. Fiumi di parole, tanta gente, relax, sudore e pozzanghere per tornare a casa, mio padre che chiama alle due di notte preoccupato per l'uragano in arrivo a Houston: alla fine, paradossalmente, meno male che sono venuto a New Orleans!
Poi un buon sonno e finalmente sveglio, senza fretta, stamattina.
Voglio vivere qui a New Orleans.

13 SETTEMBRE 2008, SABATO, NEW ORLEANS IS LIKE PARADISE PT. II


Stazione Greyhound di New Orleans, il bus parte con tre ore di ritardo.
A saperlo rimanevo da Laura e Dan un paio d'ore in più a dormire un po', invece di fare tutta una tirata e dormicchiare su una panchina fredda a intervalli di dieci minuti. Mettiamoci pure i postumi della serata di ieri e il quadro è completo.
Ieri pomeriggio un bel giro con Laura per il French Quarter, Tremè, il ferry sul Mississippi, spuntino al Cafè du Monde, streetcar: giornata stupenda, Laura è spettacolare e mi ricorda lei, stessa grazia, stesso portamento, stessa superiorità spontanea e innata.
Poi relax a casa che si trasforma in pisolino, mio, di Laura e di Dan: ci svegliamo che è già notte, freschi e pronti per la festa: altra uscita in bici in direzione università, prima tappa a far scorte di birra e poi dritti a una festa in casa da paura, un mix tra un college movie americano e la movida valenciana, con tanto da bere e un'infinità di gente. E poi bar loschi e cadenti a pezzi, pregni dell'anima del blues e del jazz, altri drink, persone, volti e voci, Sarah, Dan, Laura, tutti così vicini, empatia prossima alla fusione, adoro questa gente. Decidiamo di non dormire e vaghiamo spossati tra casa di Sarah e casa di Laura e Dan. Parto alle sei del mattino senza un minuto di sonno, cotto e sciolto ma felice. Spero di rivederli di nuovo, sono stato benissimo con loro e mi hanno fatto sentire davvero la meraviglia di New Orleans.
Messaggi e chiamate da casa da iper paranoia per l'uragano, che mi rovinano un po' l'umore, e la paranoia mia di non poter rispondere che non c'era campo. Spero solo si siano calmati.
New Orleans è assolutamente un'oasi di libertà nel deserto degli U.S.A. La gente è così rilassata, l'architettura così diversa, vecchia e decadente. Se non fosse già chiaro, amo alla follia questa città.
L'arrivo a Memphis è previsto per le 22, spero di dormire abbastanza in autobus così da girare la città stasera, altrimenti avrei solo un giorno per visitare la città del rock'n'roll!
Tanti bei messaggi ed e-mail ricevuti... felice e nostalgico. Ho sonno...
Laura è bionda e sembra un incrocio tra lei, Kate Moss, una riot girl e un folletto, mentre Daniel assomiglia al cantante dei Kaiser Chiefs ma più secco, ragazzo indie dall'aria francese con bici e baguettes da consegnare, i vestiti stracciati, anche lui un folletto. Casa bellissima, legno, disordine, polaroid, oggetti che trasudano tempo, poster stranieri, mappe e mappamondi, il vento che sbatte sulla finestra, le collanine di Mardi Gras sul terrazzo e sui rami degli alberi e sulle scale, dappertutto, l'amaca, i biscotti Oreo e i bastoncini di formaggio, il frigo sporco e vuoto, tutto senza tempo, il 2008 è l'Ottocento, ce ne vuole di personalità per mantenere identità, New Orleans del mio cuore.

Più tardi: ore 18, siamo partiti poco fa da Jackson, Mississippi, mancano ancora quattro ore e io continuo ad essere bello stordito, provo a dormire ancora un po' almeno mi riprendo. Quanta povera gente nelle stazioni Greyhound del Sud...
Prima, in TV, ho visto immagini di Houston e Galveston colpite dall'uragano, accidenti che casino... E pensare che sono passato di lì solo due giorni prima. Qué suerte.
Sono l'unico bianco sull'autobus, autista compreso.

15 SETTEMBRE 2008, LUNEDI', ILL, EMPTY AND ALMOST DEAD IN MEMPHIS


Stazione di Memphis, sei del mattino, direzione Nashville. Due giorni davvero intensi nella patria del rock'n'roll!
Sabato sera trovo subito Aaron, con una sua amica e un altro ospite couchsurfer... italiano! Da non credere, un ragazzo trentacinquenne di Milano che sembra anche più giovane di me. Cominciamo subito a parlare in italiano che a me non sembra vero dopo due mesi di inglese e spagnolo, e gli altri due, poverini, quasi non me li calcolo. Lasciamo i bagagli da Aaron e usciamo per andare a cena: ottimi BBQ nachos e tanta Coors, in un pub con interni in legno che fa tanto South. Atmosfera sciolta, Aaron un po' strano e montato, che si vanta di essere ambasciatore Couchsurfing di Memphis, tanto che sfodera anche un biglietto da visita. La ragazza grassottella ma simpatica, scopro poi essere stata rimorchiata da poco da Aaron, ex grasso anche lui ora in fissa con diete e palestre. Poi arriva un'altra tipa, Melanie, neofita di Couchsurfer carina ma anche lei bella in carne... meno McDonalds, baby! Altra birra, quindi in un altro pub a cantare col karaoke: tutti gasatissimi, io e Cristiano una vergogna che non ti dico. Melanie intonatissima, Aaron da ridere, Cristiano sottovoce e inudibile in Walk on the wild side e io stonatissimo alle prese con Roadhouse Blues dei Doors! Insomma, si fa nottata e si torna a casa verso le quattro, stanchi, divertiti e un po' ubriachi. 
Ieri mattina sveglia verso le 11, ottima colazione con tanto di Nutella, quindi si parte in auto con destinazione la chiesa di Al Green! La messa gospel è un'esperienza incredibile, niente a che vedere con la nostra concezione di religione, fatta di pentimento, sacrificio e dolore: gioia, passione e fervore che trasudano da tutti i presenti. C'è sofferenza, ma c'è anche voglia di reagire. E la musica, pazzesca! Un'esperienza... da Dio! Peccato solo che mancava Al Green.
Poi al ritorno passaggio davanti a Graceland lungo Elvis Blvd, con tutta la via piena di reliquie e luoghi legati al divo in tuta bianca, ma non ci siamo fermati, e sinceramente non che mi dispiaccia più di tanto.
E quindi Aaron ci scarica davanti al Sun Studio Recordings, dodici bucks di tour ma spesi proprio bene: foto, video, materiale d'epoca e ascolti, e poi la sala di registrazione. Solo a pensare che Elvis, Jerry Lee Lewis, Johnny Cash - solo per citare i più noti - sono stati qui dentro mi mette i brividi!
Poi downtown, davvero marcia la città e poca gente in giro. Non male Beale Street, la via principale piena di bar e musica non stop giorno e notte. Pranzo con insalata, gumbo e patate, poi di nuovo in cammino in direzione di River City, isolotto sul Mississippi nel quale è affogato, udite udite, Jeff Buckley. Fatto sta che ormai sono le 17 e il ponte chiude? Alle 17 in punto. Accidenti. Ma poi scopriamo che dall'altra parte del fiume cosa c'è? L'Arkansas! Cioè, un altro stato! E allora arrivarci è d'obbligo, fosse anche solo per dire di aver fumato una cicca in Arkansas! Quindi Cristiano e io ci mettiamo in cammino sul bel parco del lungofiume per raggiungere il ponte che sembra vicino, ma vicino non è, e dopo un'ora e mezza arriviamo lì solo per scoprire che il ponte non è accessibile ai pedoni. Maledizione. Bye bye Arkansas.
Altri giri in centro, caffè, mille chiacchiere su tutto, spero di incontrarlo nuovamente, magari a Milano così finalmente visito la città. Poi cena in centro, cheese steak burger, vedi tu se la cucina tipica di Philadelphia debba gustarmela qui a Memphis. Taxi fino a casa verso le 22:30, visto che bus non ce ne sono e a piedi è improponibile, se non vogliamo finire rapinati. Internet, barba, ultime chiacchiere e a nanna. 
Stamattina sveglia alle cinque, colazione rapida, altro taxi con Cristiano e un'altra ragazza torinese, saluti a Aaron. Di nuovo on the road.
Flash sparsi: le sparlate pettegole su Aaron, ambassador cazzonie, il couchsurfer karateka di Venezia, i barboni, le bariste che sorridono per la mancia, le chiacchiere sulle droghe e la musica, i viaggi, il Giappone, la biennale e il festival del cinema di Venezia, Cristiano che lavora poco e ha tonnellate di ferie e viaggia sempre. La fabbrica della Gibson, l'Arkansas, Linux, l'ex pappagorgia di Aaron, Milano sessualmente scatenata, i troppi soldi spesi, i miei che non rispondono alle mail, le mail ricevute, l'Inter che vince e il Milan in caduta libera. Il tipo della Red Bull che vince in Formula 1 e Valentino Rossi prossimo al titolo, l'italiano di Aaron mezzo Ian Mackaye mezzo pirla, d'altronde sei nuovo tu chissà cosa ne vuoi capire.

Più tardi: ho vomitato due volte, tutta l'acqua che avevo in corpo. E il liquido che non ho vomitato l'ho espulso in altro modo. Due volte. Sono vuoto, non ho energie, ho la febbre e il solo pensiero di mangiare qualcosa mi fa tornare i conati. Vorrei un po' di frutta, ma dove accidenti la trovo? Chissà cos'è che mi ha fatto male. Non ci voleva...
Sono a Nashville e ho visto la Country Music Hall of Fame, ma di fare il tour non se ne parla visti prezzi e risorse. Non ho le forze per camminare e sto male davvero. Che diavolo faccio fino alle sette di sera?

Ancora più tardi: non cammino, siedo, mi riposo e scrivo. Ho trovato una galleria all'aperto piena di botteghe, e finalmente un po' di frutta. Attendo che l'energia vada in circolo.
Due anni fa esatti sono partito per la Spagna: Dio come voli, tempo maledetto! Ben due anni, vero è che ne sono successe di cose nel frattempo...
Ora non sono proprio nelle condizioni migliori per giudicare, ma questa città non mi sembra proprio un gioiello. Speriamo di cambiare opinione domani, che tanto stasera, conciato come sono, di uscire proprio non se ne parla.
Cazzo.

16 SETTEMBRE 2008, MARTEDI', NASHVILLE HOUSELIFE


Finalmente sto meglio. 
Notte di brividi e febbre, ma al risveglio rimane solo un po' di stanchezza subito lavata via da una bella doccia e da un buon pranzo con tacos, insalata e caffè in compagnia di Neal e Andrew.
Ho la casa tutta per me ora, frigo e PC compresi: da quanto tempo non mi capitava una cosa simile, mi sa tanto che me la prenderò molto comoda. I ragazzi gentilissimi, chiuso ma simpatico Neal, più loquace Andrew: tra tutti e due hanno vissuto in Cina, Germania, USA, Austria e Ghana, che grandi!
Dato che downtown me la sono girata bene ieri pomeriggio e ci andremo pure stasera, oggi visiterò la periferia qui intorno, con una passeggiata tranquilla per recuperare completamente le energie.
Stasera il menù prevede maccheroncini al fumè! Non vedo l'ora, sia di cucinare sia di mangiare cibo italiano! Intanto continuo a divorare i buonissimi biscotti della nonna di Andrew...